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Branding aziendale: dall’idea al brand riconoscibile

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Ultimo aggiornamento: ottobre 2026

Il branding aziendale dà a un’impresa un nome, un segno e le regole per usarli, a partire dal posizionamento. EDEMPG segue tutte le fasi, dalla strategia al naming, dal logotipo alla brand identity, fino alle applicazioni su materiali, web e packaging, per marchi nuovi e per marchi da rinnovare.

Da dove parte un progetto di branding?

Dallo studio del posizionamento: definiamo con te il territorio del marchio e le sue opportunità di crescita. Da questa scelta dipendono il nome, il logo e tutto ciò che viene dopo.
Il motivo sta in una distinzione descritta da Jean-Noël Kapferer, studioso di brand management. L’identità di marca sta dalla parte di chi comunica: è ciò che l’azienda vuole essere e dire. L’immagine sta dalla parte di chi riceve: è come il pubblico percepisce il marchio. Il lavoro di branding punta a farle coincidere, per questo si comincia capendo quanto oggi distano.

Naming: come si sceglie il nome di un marchio?

Il nome deve racchiudere valori, visione e missione dell’azienda. Prima di sceglierlo conviene cercare i marchi già registrati che potrebbero entrare in conflitto. L’EUIPO mette a disposizione gratuitamente TMview, che raccoglie i marchi degli uffici nazionali dell’Unione europea e dell’EUIPO stesso. La ricerca riduce il rischio senza eliminarlo: per una valutazione completa conviene farsi assistere da un consulente in proprietà industriale.

Logotipo e brand book: cosa ottieni alla fine di un progetto di branding?

Un sistema di identità completo, la brand identity del marchio, che comprende:
  • il logotipo, il segno grafico che rappresenta la personalità del marchio;

  • il libro del marchio (brand book), il documento con le regole d'uso del logo e delle identità visive nei diversi contesti;

  • i materiali di comunicazione: biglietti da visita, carta intestata, presentazioni aziendali, cataloghi;

  • la presenza digitale, con siti web e strumenti online che seguono le stesse regole: ne parliamo nella pagina web design;

  • il packaging, per i brand con un prodotto fisico: materiali, forme e grafiche studiati per comunicare i valori del marchio, come spieghiamo nella pagina packaging design.

Meglio un restyling o un marchio nuovo?

Un restyling lavora su un marchio che esiste già e che il pubblico conosce: si rinnova il segno, a partire da un posizionamento già definito. Un marchio nuovo parte invece dal territorio da definire e dal nome. Quando l’immagine che il pubblico ha del marchio è lontana da ciò che l’azienda vuole dire, si riparte dal posizionamento, anche se il marchio esiste da tempo.

Quali progetti di branding abbiamo seguito?

Due progetti recenti del nostro portfolio:

  • Assaggi e Paesaggi, la linea premium a marchio proprio di Il Gigante. Abbiamo ideato il nome e tutte le confezioni. La linea ha sostituito Premiati e ha dovuto mantenere la promessa di qualità superiore già associata al marchio precedente, con un’identità rinnovata. Il risultato è un posizionamento premium coerente su tutto l’assortimento.
  • Il Gigante: restyling del logo e del packaging della private label dell’insegna nella GDO, con sistemi grafici che mantengono la coerenza dell’insegna sull’intero assortimento.

Altri progetti risalgono a più di tre anni fa, ma restano esempi significativi del nostro lavoro: mostrano un logotipo con la sua logica di branding, un marchio pensato per un mercato estero, un logo rinnovato su una confezione.

  • UPCO Systems: abbiamo disegnato il logotipo e, di conseguenza, la logica di branding, coerente con il mondo della tecnologia.
  • Mi Garba: abbiamo disegnato il logotipo e poi le confezioni dei prodotti. Il logotipo doveva far cogliere subito a un pubblico americano l’essenza italiana del marchio e la provenienza toscana, due temi di rilievo per quel mercato.
  • Monvero, per Negroni: abbiamo rinnovato il logo e ridisegnato il sacco del prosciutto cotto intero, uno dei formati di punta del produttore, valorizzando una finestra del sacco attraverso la quale si vede il logo.

Gli altri lavori sono nel portfolio.

Perché affidare il branding a EDEMPG?

Siamo un’agenzia di comunicazione con sede a Parma. Nello stesso team lavorano capacità creativa, competenza grafica ed esperienza di marketing maturata sul campo: chi disegna il logo conosce anche la strategia che il marchio dovrà sostenere. Il passaggio dal brand book ai materiali, al sito e al packaging resta nello stesso team.

Se hai un marchio da creare o da rinnovare, il primo passo è un confronto sul posizionamento. 

Domande frequenti

Cosa si intende per brand identity?
Nel nostro lavoro è ciò che il marchio dice di sé: posizionamento, nome, logotipo e regole d’uso delle identità visive. Si distingue dall’immagine, che è il modo in cui il pubblico percepisce il marchio. Un progetto di branding punta a far coincidere le due cose.
È il libro del marchio: il documento con le regole d’uso del logo e delle identità visive nei diversi contesti. Serve a chi prepara un biglietto da visita, un catalogo o una pagina web per applicare il marchio sempre allo stesso modo.
Dipende dai marchi già registrati. Prima di scegliere il nome conviene cercare possibili conflitti su TMview, lo strumento gratuito dell’EUIPO. La ricerca riduce il rischio ma non lo elimina, perché un marchio può essere contestato anche quando non emergono risultati. Per la valutazione completa conviene farsi assistere da un consulente in proprietà industriale.
No. Molti progetti sono nel food, ma nel nostro portfolio ci sono anche un brand delle telecomunicazioni, UPCO Systems, e un marchio per bambini, KreativeKids.
Dipende da quanto il marchio attuale rappresenta ciò che l’azienda vuole comunicare. Se il posizionamento è chiaro e il segno è da rinnovare, un restyling può bastare. Se il territorio del marchio va ridefinito, si riparte dal posizionamento e, quando serve, dal nome. Un primo confronto sul tuo marchio permette di scegliere.
Redazione EDEMPG — Contenuto supervisionato da Paolo Gardani. CEO di EDEMPG srl dal 2009, agenzia di comunicazione e web marketing con sede a Parma. Autore di due libri su strategie di business Italia-USA e consulente per l’internazionalizzazione di aziende italiane prevalentemente nei settori ceramica e food.